Di geli invernali e siculissimi monosillabi

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Che siccome siamo quasi a Nnnnatale e mi sento buona, ho deciso di condividere con voi la ricetta del gelo di cannella. Dice, ma in Sicilia gelificate tutto? Nca, rispondo io.

Da questa introduzione, che voleva essere il preambolo di un post di altro genere, parte la mia considerazione su certi monosillabi, di uso comune in Sicilia, che racchiudono un mondo. Perché noi siciliani siamo famosi per riuscire a fare un’intera conversazione solo a gesti o a sguardi – penso alla taliata che è il modo di lanciare uno sguardo ma che racchiude infinite sfumature – ma anche quando decidiamo finalmente di esprimerci vocalmente, spesso utilizziamo “parole” lapidarie.
Prendiamo appunto il/lo (perché non saprei che articolo assegnargli) nca. In questo ambito l’ho usato per dire “eccome” ma questo monosillabo ha un utilizzo infinito a seconda del contesto e/o della parola che lo segue. Di base nca è rafforzativo, sia declinato al positivo che al negativo. Quando vogliamo esagerare, aggiungiamo una parola.

Le forme di uso più comune sono tre. Iniziamo con il nca niente che sarebbe un “e allora niente” ma più snob, un po’ come dire “guarda che ci perdi tu”. Esempio:
Mamma: Amore, ti ho comprato la zucca così oggi la faccio in agrodolce come piace a te.
Figlio: Mamma, io stasera sarò fuori con gli amici.
Mamma: Nca niente! (Trad. Fanc…)

Le altre due sono il nca perciò e il nca chi (che si pronuncia come fosse un’unica parola e con l’accento sulla i). Entrambe sono rafforzativi di un concetto e la differenza ha una sfumatura minima su cui non troverete mai tutti d’accordo.
Per me il nca perciò è più definitivo. Esempio:
Amico 1: Ehi, ma sei stato invitato anche tu al mega evento di sabato i cui protagonisti assoluti saranno caviale e champagne?
Amico 2 (se fortunato da aver ricevuto l’invito): Nca perciò! (Trad. E come potrei mancare mai??)
Mentre l’esempio per il nca chi potrebbe essere:
Amica 1: Stasera ci sarà pure Tizia con noi. Mi sa che, come al solito, ci chiederà passaggio…
Amica 2: Nca chi! (Trad. E figurati!)

Bene, dopo questa interessantissima divagazione, diamo un senso a questo post.
Ecco dunque la ricetta di cui sopra

GELO DI CANNELLA

Ingredienti per 4 persone

10 stecche di cannella
1 l di acqua
200 g zucchero semolato
80 g amido per dolci

Mettete le stecche di cannella e il litro di acqua in una pentola e portate a ebollizione. Non appena bolle, spegnete il fuoco e lasciate in infusione per almeno 6 ore ma se sono di più è pure meglio. Risulta evidente che sarebbe il caso di fare quest’operazione la sera prima e lasciare le stecche tutta la notte… Mezza parola!
Trascorso questo tempo, filtrate il liquido e aggiungetevi lo zucchero e l’amido, quest’ultimo rigorosamente setacciato. Mi sento in dovere di dirvi che io non amo molto i dolci, quindi la quantità di zucchero è suscettibile del mio gusto personale. Diciamo che, se volete arrivare fino a 250 g, potreste avere la mia approvazione. Oltre, siete pazzi!
Trasferite la pentola sul fuoco a media fiamma e mescolate in continuazione (e lo so, seccature sono, ma se no vi si attacca facile!) fino a raggiungere il primo bollore. A questo punto, spegnete la fiamma e lasciate intiepidire la crema. Intiepidire, non lo fate raffreddare se no inizia a solidificare in pentola e non è bello.
Versate il composto in uno stampo (io avevo questo in tema col periodo… ma non è un amore???) o in coppette singole e lasciate solidificare in frigo per almeno 4 ore. Ho detto “almeno” ma se sta di più è pure meglio.

Fatemi sapere e tanti cari auguri a voi e famiglia!

P.S. Mi fanno notare che ho dimenticato di menzionare il nca certo… Si traduce con un “ovviamente” di risposta ad una cosa che si da per scontata. Esempio:
Papà: Ti sei ricordato di chiudere la porta di casa?
Figlio: Nca certo! (Trad. Ma che domande inutili fai?)

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