Quando si dice “una razza una faccia”… Greci e siciliani hanno parecchio in comune e questo non sempre è un bene. Soprattutto se le somiglianze sono maggiori nei difetti!
La cosa che mi diverte da morire è la concezione di business che hanno, almeno in questa parte di Creta. Vi ho già detto che ognuno di loro ha un’attività, foss’anche solo una stanzetta da affittare. Ma la gestione di quest’attività è secondaria sempre alla loro voglia di lavorare. C’è un tipo (oserei dire “da spiaggia” e non solo perché ha un locale sulla spiaggia) che si chiama Babis. Ha “azzizzato” la sua (credo) casa sulla spiaggia trasformandola in bar/ristorante/affittacamere.

Il posto è incantevole, probabilmente proprio per il suo carattere estemporaneo, e lui è un personaggione: di un’età indefinita che copre un decennio tra i 55 e i 65 anni, magliettina rossa (raramente la cambia) che lascia intravedere da sotto una panza di tutto rispetto, pantaloncini, cammina sempre a piedi nudi, si muove con la lentezza tipica del luogo (o vogliamo chiamarla rilassatezza?) e passa il suo tempo seduto a chiacchierare con amici altrettanto singolari. Se gli vai a chiedere una birra (bar), ti indica col dito il frigo visibilmente infastidito per il fatto di averlo interrotto, se gli domandi qualcosa da mangiare (ristorante) e lui non ha voglia, te lo dice serenamente. Nulla so dirvi della stanza che affitta, ma immagino che si procederà in maniera analoga. Se parli con qualcuno, è capace che ti venga a dire di tacere per ascoltare la musica che ha messo (quasi sempre canzoni greche in stile rivoluzionario sudamericano, stile “El pueblo unido jamas serà vencido”… come si tradurrà in greco?), o che, sempre mentre stai conversando amabilmente per i fatti tuoi, ti porti un libro di fotografie di soggetti greci intimandoti con il solo sguardo di sfogliarlo. Io lo adoro, a parte il fatto che secondo me ha capito tutto della vita, penso seriamente che sia un filosofo. Una sorta di novello Epicuro.
E poi ci sono i greci che odio! Come il simpatico pescivendolo che ieri ci ha mandato le vongole senza l’ombra di ghiaccio per conservarle (ma rigorosamente nella scatola di polistirolo… Sarebbe utile forse spiegargli che così non ha molto senso) e lunedì ci ha mandato le cozze che definire “da pulire” è un eufemismo: praticamente per poco non ci arrivavano insieme allo scoglio a cui erano attaccate! Ne sa qualcosa mio fratello che ha passato ore a pulirle una per una.
E che dire dell’autista del pullman di linea? Il pesce ci viene infatti spedito da Heraklion tramite corrierA (avete capito bene: la corriera che arriva tre volte a settimana a Lentas dalla capitale). A parte che già la spedizione è un terno al lotto perché il servizio non ha orari fissi e non è detto che funzioni con regolarità (immagino che se all’autista un giorno scocci lavorare, il pullman non parta e punto!), ma la cosa carina è che lui, quando arriva alla nostra fermata, scarica il pacco a terra e riparte, assolutamente incurante del fatto che ci sia qualcuno o meno a riceverlo.
E che dire dell’autista del pullman di linea? Il pesce ci viene infatti spedito da Heraklion tramite corrierA (avete capito bene: la corriera che arriva tre volte a settimana a Lentas dalla capitale). A parte che già la spedizione è un terno al lotto perché il servizio non ha orari fissi e non è detto che funzioni con regolarità (immagino che se all’autista un giorno scocci lavorare, il pullman non parta e punto!), ma la cosa carina è che lui, quando arriva alla nostra fermata, scarica il pacco a terra e riparte, assolutamente incurante del fatto che ci sia qualcuno o meno a riceverlo.
Concludo con il macellaio che è sempre nei miei pensieri. Inizialmente, quando gli ordinavamo l’agnello, ci mandava le costolette e il carrè (e fin qui…). Il carrè, era un incubo da pulire perché lui OVVIAMENTE lo lavorava giusto quel poco per fingere che lo avesse fatto. Considerate che in cucina, per quanto i coltelli possano essere taglienti, non abbiamo quello specifico. Quindi immaginate che supplizio sia stato stare lì a mondarlo! Allora io, astuta come una faina, gli ho chiesto di mandarmelo tagliato a tocchetti. E lui ha eseguito diligentemente: sempre senza pulirlo, l’ha semplicemente tagliato a pezzetti, con il risultato che per pulirlo ho dovuto fare il doppio della fatica distruggendo. per forza di cose, ogni singolo pezzetto. Ma quanto lo amo? Ah, ma non gli deve venire una bella botta di dissenteria che gli duri almeno tre giorni, al maledetto??? Ora faccio uscire la fattucchiera che c’è in me e vediamo!