Io amo il Natale!
Sarò una voce fuori dal coro (e forse per questo mi piace ancora di più) ma, persino adesso che sono stremata per la due giorni di cucina e pulizie, non posso che continuare ad affermarlo con convinzione!
Il Natale è probabilmente l’ultimo legame che abbiamo con la nostra fanciullezza… come si può odiarlo? Per me sarebbe come odiare la mia infanzia. Ma perché?
Natale era fare l’albero con mamma e papà, la pallina che ogni anno si frantumava cadendo (ricordate che si usavano quelle di vetro colorate?), guardare con occhi “golosi” l’aumento quotidiano del numero dei pacchi regalo sotto di esso, il freddo (nella casa dove stavo c’erano certi spifferi che nemmeno ve l’immaginate) e il tepore degli abbracci che lo annullavano, le canzoni di Natale (rigorosamente classiche e quasi tutte in tedesco… non chiedetemi perché) da sottofondo alla cena della vigilia, i tortellini in brodo (col brodo di carne fatto da mamma) al lume di tante candele sparse sul tavolo e delle lucine dell’albero, il goccio di spumante che mi era permesso bere solo in quell’occasione e che mi faceva sentire così “grande”, l’attesa della mezzanotte con la palpebra cadente e l’apertura dei regali. E, alla fine, papà e mamma che ci rimboccavano le coperte, riempiendoci di baci, di ciglio-ciglio (papà), di strofinate di naso “all’esquimese” (sempre papà) augurandoci ancora buon Natale fino a che non chiudevano la porta della stanza. Il ricordo del mio sospiro di soddisfazione, accucciata sotto le coperte, al buio, prima di addormentarmi col sorriso indelebile sulle labbra, farà sì che io ami sempre questa festa. E scusate se sarà impopolare!
