Di assenze e di preziosi tramandamenti

Ormai lo sapete, sono indisciplinata. Ecco perché non considero questo un blog. Un blog vuole costanza, dedizione, continuità. Io non ce la posso fare, vengo trasportata dal vento delle mie passioni, distratta da mille interessi e necessito di ispirazione per buttare giù anche solo due righe. E poi provengo da una serie di eventi in giro per la mia bellissima terra (e non solo) che mi hanno totalmente rapita e che spero di riuscire, un giorno, a raccontarvi.

Oggi inaspettatamente ho trovato l’ispirazione di cui parlavo dal pescivendolo. Quando ho visto brillare l’argento delle acciughe fresche, la mente mi ha immediatamente portato ad un piatto che amo per più di una ragione, come ora proverò a spiegare.
Ci sono dei piatti, infatti, che sono meglio di un album fotografico, quelli antichi, con le foto “vere”, stampate e incollate sopra, avete presente? Basta un profumo o sistemare gli ingredienti sul piano di lavoro perché il pensiero corra indietro nel tempo restituendoti un periodo della tua vita, un’emozione o magari le persone che avevi accanto. Come nel mio caso. Acciughe fresche chiamano la pasta con l’anciova “alla Franco”. Chi era Franco? Una persona speciale che ho sempre considerato il mio secondo papà, la persona per cui sono stata nel mio passato ingegnere edile e di cui ho parlato anche qui 5 anni fa (https://dimedialtreleccornie.com/2013/09/28/ciao-franco/), quando ho scoperto che quella che in quel momento era una distanza territoriale si era trasformata in assenza permanente. Dunque lui oggi non c’è più e allora l’aver replicato questo piatto un po’ l’ha riportato in cucina, con la sua risata e i suoi occhi azzurri. E sono di quelle cose che forse non bastano al cuore ma fanno tanto bene all’anima.
Così io ve ne propongo la ricetta che certo non vi evocherà gli stessi pensieri ma ve la regalo come se fosse un piccolo tesoro e sono sicura che vi piacerà. Unica richiesta: cucinatela con immenso amore.
Per il resto… Provatela e fatemi sapere.

PASTA CON LE ACCIUGHE FRESCHE ALLA “FRANCO”

Ingredienti per 4 persone

1 grossa cipolla bianca
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 pugnetto di pinoli
1 pugnetto di uva passa
800 g di acciughe fresche diliscate
350 g di salsa di pomodoro
sale
pepe

Qualche foglia di menta

La ricetta è semplicissima. Mettete per qualche minuto l’uva passa in una tazzina con un poco di acqua tiepida. Quest’operazione si fa solitamente con la passolina (per chi non fosse nato in Trinacria, la passolina è l’uvetta di Corinto, quell’uvetta nera, rattrappita e piccolina che noi siciliani siamo accusati di mettere ovunque nelle nostre ricette) ma io trovo che un breve rinvenimento non possa che fare bene anche all’uva passa classica. Nel frattempo che quella sta a mollo, soffriggete in una casseruola la cipolla con l’olio extravergine di oliva. Quando diventa dorata, aggiungete i pinoli e la famosa uva passa. Il tempo di dargli una mescolata e si aggiungono le acciughe, sale e pepe. Fate insaporire un paio di minuti e aggiungete la salsa di pomodoro e un po’ di menta. Lasciate cuocere circa un quarto d’ora e il sugo per la pasta è pronto.

Come dicono i mmmericani, “last, but not least” non dimenticate di cospargere tutto con la muddica atturrata. Quest’ultima sostituisce sia realmente che metaforicamente il cosiddetto “cacio sui maccheroni”. Realmente perché nelle famiglie poco abbienti veniva cosparsa sulla pasta al posto del formaggio, metaforicamente perché la metteremmo ovunque visto che sosteniamo stia bene con tutto. Io, per esempio, la mangio a cucchiaiate pure senza accompagnamento!
Si usa il pane raffermo del giorno prima, come in ogni buona cucina del riutilizzo che si rispetti, grattugiato a molliche grosse e si fa saltare in una padella dove precedentemente avremo sciolto una sardina sottolio (o due, dipende dai vostri gusti). Quando acquisterà un bel colore ambrato è pronta per cospargerci il mondo!

N.B. Non vi ho dato dosi per la muddica perché va fatta “a sentimento”!

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