Di recensioni, inferni e paradisi

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L’altra sera sono andata a trovare un mio amico chef. Uno chef giovane, che passa tutte le sue giornate in cucina, che conosce cosa sia l’euforia per un evento ben riuscito, ma anche lo stress dovuto ad una serata in cui tutto sembra andare storto. Uno di quei professionisti che ci tiene a che il suo nome e il suo ristorante, la sua creatura, mantengano immacolata la propria reputazione. Da quando lo conosco, se capita che un cliente si dichiari scontento per qualche cosa, fa di tutto per recuperare. E non per scena o ruffianeria, ma perché ci tiene davvero. Non ha imbarazzo, infatti, a dichiarare che è solo grazie a quei clienti se ogni giorno può portare il “pane” a casa, motivo per cui la loro soddisfazione è il fine ultimo del suo lavoro. Sa che se vengono al suo ristorante, se sono disposti a spendere cifre al di sopra della media, lo fanno perché hanno delle aspettative e in virtù del suo stesso nome. E per questo ne ha profondissimo rispetto. Così può capitare che un piatto una sera non riesca alla perfezione, o che il servizio di sala possa avere una défaillance, o ancora che manchi il vino che si era scelto. Possono perfino capitare queste cose tutte insieme, una vera sfortuna. Ma state certi che un bravo professionista verrà a porgervi le proprie scuse e, soprattutto, saprà come farsi perdonare. Posso testimoniare personalmente di un tavolo che è stato “maltrattato” (prendete con le pinze questo termine, ovviamente) dal maître di sala e lo chef, avendo saputo che erano amici miei, mi ha continuato a pregare per un anno intero affinché li convincessi a tornare, per poter avere lui, appunto, l’opportunità di recuperare la situazione. Cosa che i miei amici hanno fatto e di cui sono effettivamente rimasti entusiasti.

Insomma tutto questo lunghissimo preambolo per farvi capire il tipo. Ebbene, l’altra sera l’ho trovato arrabbiato e triste. Aveva letto una critica negativa su Tripadvisor e ne era rimasto molto colpito. Lo si attaccava su tutti i fronti sminuendone cucina, servizio e perfino ambiente e, credetemi, per me che conosco bene come si lavora in questo ristorante, è difficilissimo credere che possa essere stata una serata veramente così catastrofica. Ma tant’è… Intanto la recensione c’è stata e non so se sapete che, per ogni recensione negativa, si perdono tanti di quei punti che poi occorrono non so quante altre recensioni positive per recuperare la posizione persa…

Così, vuoi perché per anni ho lavorato in cucine professionali, vuoi perché mi piace scrivere di cibo e di locali, mi sono trovata a pensare che davvero strumenti come Tripadvisor o i fantomatici gruppi su Facebook (e vi assicuro che, più sono “chiusi” e composti da fantomatici “esperti”, più sono pericolosi, credetemi) sono, sì, forse utili in linea di massima, ma anche terribilmente deleteri. Attenzione, non contesto che si possano scrivere recensioni negative, perché una giusta critica serve sempre a crescere; dico solo che sono costruttive esclusivamente quelle recensioni che, pur nella loro negatività, risultino altresì misurate. Diversamente, si rischia di scadere in un mero gioco al massacro. Perché quando uno si siede a scrivere una stroncatura, difficilmente riflette sulla reazione che questa provocherà, difficilmente ha idea dello sconforto in cui getterà un titolare, delle discussioni che avverranno in una cucina e/o in una sala, del dispiacere che si prenderanno i protagonisti. No, in quel momento chi scrive vuole solo castigare e prova una soddisfazione intima e profonda nel premere il tasto “Pubblica”.

Avanti, bando alle false ipocrisie, ammettiamolo: tutti prima o poi abbiamo provato l’ebrezza dell’onnipotenza da tastiera!

Allora, da brava appassionata di cucina che si è imposta di scrivere sempre e solo di ciò che le piace (e non a caso), ascoltate il mio consiglio: la prossima volta che vi prudono le mani perché non vedevate l’ora di tornare a casa per “fargliela vedere voi a questi  signori”, provate ad immaginare se esistesse un Tripadvisor per, che so, gli avvocati, o gli architetti, i medici, gli ingegneri e via dicendo e pensate a quanto sarebbe simpatico per voi trovare recensioni sul vostro operato che vi descrivono come incompetenti o fannulloni solo perché magari un giorno siete arrivati in ritardo ad un appuntamento, o non siete stati particolarmente affabili perché avevate altri pensieri per la testa. Provate a pensare cosa succederebbe se si scrivesse pubblicamente di voi quello che magari solo si sussurra…

Ecco, mezza parola.

 

(Per l’immagine in evidenza si ringrazia il sito http://www.italiaatavola.net)

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