Casta Diva che inargenti
queste sacre antiche piante
a noi volgi il bel sembiante
senza nube e senza vel.
Ora io non so se casta, ma la milinciana (melanzana per i continentali) è senza dubbio alcuno la diva dell’estate. Che la facciate fritta, arrostita, al forno o perfino bollita, il suo sapore inebrierà tutti i vostri sensi. Certo, fritta è la morte sua, che ve lo dico a fare: alla parmigiana, a forma di polpetta, a involtino, sulla pasta… E io qui volevo arrivare! Regina incontrastata tra i primi siciliani, pare che la norma sia stata concepita come omaggio a Vincenzo Bellini nel giorno della prima mondiale del suo capolavoro assoluto, Norma, appunto, da cui il nome.
Così, come non c’è primavera senza rondini (sebbene, a quanto dicano, una sola non basti), non sarebbe estate senza il “ciavuru” di melanzana fritta che si sente fin dal primo mattino uscire fuori dalle finestre di ogni cucina siciliana che si rispetti. Aggirarsi per i vicoli dei centri abitati diventa allora un’esperienza mistica che, al confronto, la voce della Callas pare palicu (è una bazzecola, nda)!
Approfittando quindi di uno degli ultimi raccolti della campagna, inauguriamo questa nuova rubrica de “Le ricettozze” magnificando questo ortaggio in quella che forse è la sua espressione migliore, sebbene la ricetta sia di facilissima esecuzione.
PASTA ALLA NORMA
Ingredienti per 4 persone
350 g di pasta
3 melanzane violette
500 g di pomodori pelati
2 spicchi d’aglio
qualche foglia di basilico
olio extravergine di oliva
sale
pepe
100 g di ricotta salata
Allora, partiamo dal fatto che se mia nonna avesse visto che non ho usato i maccheroni, le sarebbe venuto un colpo al cuore. Ma io spaghetti avevo e quelli ho usato. Sbucciate le melanzane, tagliatele a cubetti e ponetele in uno scolapasta cosparse di sale per almeno un’ora, affinché perdano il retrogusto amaro. Sempre la nonna di cui sopra ci metteva sopra un piatto con un grosso ciottolo a fare da peso, ma funziona anche senza sasso, “per voi saperlo”… A questo punto sciacquatele bene in acqua, asciugatele con cura e friggetele in abbondante olio bollente avendo cura, a cottura ultimata, di lasciarle scolare dall’olio in eccesso su un foglio di carta assorbente (magari due o tre… vabbè, un po’!). Nel frattempo preparate il pomodoro facendo imbiondire gli spicchi d’aglio in una casseruola con olio e versandovi, successivamente, i pomodori pelati ridotti in pezzi e il basilico. Lasciate cuocere per una ventina di minuti senza coperchio affinché evapori l’acqua in eccesso e mescolando di tanto in tanto perché non si attacchi al fondo. Cuocete la pasta in abbondante acqua salata e conditela con il sugo così ottenuto, le melanzane fritte e qualche altra foglia di basilico fresco. Servite cosparsa di abbondante ricotta salata grattugiata grossolanamente (le mani vi puzzeranno per ore ma il vostro stomaco ve ne sarà oltremodo grato!).
Questa e altre ricette sono incluse nel mio libro:
M. Monte, S. Petrotta, G. Tabacchi, Il sole a tavola. Il patrimonio agroalimentare in Sicilia, Palermo, Kalós Edizioni d’arte, 2014