Linguaglossa per me significa sempre la medesima emozione costante nel tempo.
Dopo un’assenza di quasi un trentennio (ma che sto dicendo? Io 30 anni fa manco ero nata!), mi sono ritrovata sull’Etna un pomeriggio piovoso dell’ultimo fine febbraio. A muntagna ha questo di bello: che in qualsiasi stagione tu la vada a trovare, con qualsiasi condizione meteorologica, ti conquista. Così, sebbene la pioggia fosse così insistente da penetrare da sotto la porta della dependance che mi ospitava; la terra brulla e nera, i vigneti a perdita d’occhio e la vegetazione sempre rigogliosa hanno fatto sì che abbia cercato di ritornarci nei mesi seguenti ogni volta che mi sia stato possibile.
È per tale motivo che, appena ho saputo di Shà, mi sono precipitata a “rompere le scatole” a Luciano (Pennisi) per essere certa di rientrare tra gli ospiti della serata. D’altronde come resistere ad un evento dal cui nome si percepisce un’intenzione di tutto rispetto? Il suffisso che accomuna la prima sillaba di Shalai e champagne (nella pronuncia, évidemment) faceva infatti presagire già in anticipo una serata “frizzante”!
Eppure ammetto che non mi sarei aspettata una location così particolare ed elegante: accolti da un pavimento coperto da tappeti, candele ad illuminare la serata con discrezione, arredi in ferro battuto cosparsi di cuscini comodi e invitanti, sembrava di entrare in boudoir in cui veniva spontaneo procedere quasi in punta di piedi e col fiato sospeso per non rovinare neppure il più piccolo dettaglio.
In degustazione 11 champagne e un menù creato appositamente dallo chef stellato Giovanni Santoro…
Questa avrebbe potuto essere l’incipit per una descrizione “professionale” (e un po’ noiosa, ammettiamolo) di una delle serate più esclusive della stagione. Ma la verità, la vera verità, è che non ho resistito alla rivisitazione del French 75 ad opera di Christian Sciglio. Con questo cocktail fresco e sublime ho brindato all’amicizia, con quello seguente all’Etna e con quello dopo… Non me lo ricordo a cosa ho brindato con quello dopo!
A quel punto, con una leggerezza disarmante, ho cercato di rendere onore ai piatti di Santoro (le foto di alcuni dei quali a fine post), cercando di entrare nelle grazie del personale di sala per non perderne neanche uno e fermando chiunque portasse seco qualcosa che non avevo ancora assaggiato per sapere dove lo avesse preso. Insomma, quasi al limite della molestia! Per fortuna la mia faccia tosta mi salva da qualsiasi ripercussione e il resto l’hanno fatto gli ottimi champagne con cui ho pasteggiato tutta la sera. Se poi li ho assaggiati tutti e 11, onestamente, non saprei dire.
Di certo ho, ahimé, perso un paio di piatti (tra cui “Il gambero è crudo” e di questo mi pento e mi dolgo con tutto il cuore, vista la mia passione smodata per i crostacei crudi) ma ero anche impegnata, con la mia Canon in una mano e nell’altra un bicchiere (a quanto pare presenza costante, come testimoniato da innumerevoli prove fotografiche) ad aggirarmi tra gli ospiti importunandoli, all’occorrenza, perfino con improbabili selfie. Il fatto che i suddetti importunati sembrava si divertissero un mondo, mi piacerebbe attribuirlo alla mia simpatia ma, più verosimilmente, credo sia dipeso dalle bollicine che galleggiavano nell’aria…
Mi sento quindi in dovere di ringraziare per l’idea i padroni di casa, i cugini Pennisi e tutti quelli che si sono adoperati per rendere perfetto questo avvenimento, sperando che prendano spunto dal successo della serata (e dal mio palese entusiasmo) per ripeterla anche l’anno prossimo. Io ovviamente ci sarò!
P.S. Mi dicono che “qualcuno” abbia foto di me seduta sul tappeto mentre sbevacchiavo e dissertavo a ruota libera di qualsiasi cosa mi passasse per la mente… Lucia’, tu ricordati sempre che chi di foto ferisce, di foto perisce! Mezza parola…