A quanto pare mi vedete come una pusher di consigli culinari, come una tripadvisor vivente ma più colta e affidabile, come quella da tartassare di messaggi tipo “Steeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee, dove posso andare a mangiare stasera/portare l’ospite milanese/festeggiare i 100 anni della nonna/andare a cena con la tipa su cui voglio fare colpo?”. Ok, facciamo che da oggi, ogni volta che mangio bene da qualche parte, scrivo un resoconto qui e così prendo due piccioni con una fava: ricomincio a scrivere su questo blog e al contempo presto un servizio sociale! Ma voi promettete di non seppellirmi più di richieste?
Mettetevi comodi perché sarò lunga!
Cominciamo quindi da quello che è, ad oggi, il mio ristorante preferito. Intanto, per amore di verità, devo fare una confessione: io adoro Tony Lo Coco e Laura Codogno, i proprietari de “I Pupi” a Bagheria, nonché marito e moglie e genitori di due splendidi figli.
Una volta ammesso questo però, affinché non vi venga in mente che il mio giudizio possa essere influenzato da questa passione smodata, sappiate che è noto a tutti che non scriverei mai di una cucina che non ho gradito. I miei amici ristoratori lo sanno bene. La pura e sacrosanta verità è semplicemente che io davvero ritengo il ristorante “I Pupi” di Bagheria uno dei migliori in assoluto. E siccome questo è il mio blog, vi tocca credermi!
Quest’inverno mi è capitato di cenare in un famoso ristorante tristellato di cui non farò il nome: piatti ricercati, materia prima eccellente, abbinamenti studiati nel minimo dettaglio, mise en place accattivanti (anche se qualcuna un tantino discutibile). Ho assaggiato ognuno della decina di piatti provati commentando “Buono”, “Interessante”, “Chi l’avrebbe mai detto?”, ma tutto al netto di qualsiasi emozione. Perché, diciamoci la verità, se un piatto non vi emoziona, se non vi fa viaggiare mentalmente come Anton Ego al primo boccone di ratatouille, a che pro? Tanto vale allora, come sosteneva mio nonno, restare a mangiare a casa “ché tanto come cucina tua nonna è impareggiabile” (quantunque, con gli anni, mi sia venuto il sospetto che il nonno detestasse andare a pranzo fuori e avesse trovato la scusa ideale…). Insomma, sono tornata “in patria”, sono andata da Tony e gli ho detto “Compà, quello sarà pure uno dei più acclamati, ma da te tornerei a mangiare ogni giorno, da lui nemmeno se mi regalassero un abbonamento al suo magnifico ristorante”.
Ecco dunque perché non temo di incappare in una valutazione ruffiana. Ho avuto la fortuna di assaggiare una grande varietà di piatti de “I Pupi” e ogni volta è delizia allo stato puro. Dagli accostamenti più particolari a quelli più semplici, è regolarmente una magnifica esperienza sensoriale. Perché è vero che quando si scelgono materie prime eccellenti, gran parte del lavoro è già fatto, ma se non hai la capacità di valorizzarle, allora tanto valeva restare davvero a casa. Nonno Gino docet.
Per dire, il piatto che mi ha suscitato più emozioni è stato uno di cui, quando me l’hanno presentato, non avrei mai sospettato: ravioli di triglia su estratto di verdure spontanee. L’armonia di sapori sprigionata dalla semplicità di questo piatto è indescrivibile così come le emozioni provate. E d’altronde che senso avrebbe descrivere un’emozione quando essa è, per definizione, personale ed intima? Vi basti allora sapere (anche perché li ho letteralmente divorati e non mi è minimamente passato per l’anticamera del cervello di perdere anche un solo istante per fotografarli) che è uno dei piatti della mia lista “Mmmmm”, ovvero, com’è intuibile, di quei piatti al cui primo assaggio non ho potuto fare a meno di trattenere un mugolio deliziato di piacere.
Ed ecco dunque perché vi prometto che la prossima volta vi farò morire con le descrizioni del gambero nella sua nassa (se non avete idea di cosa sia, andatevelo a cercare perché non crederete ai vostri occhi), o del viaggio in India, o ancora della stigghiola di tonno, ma quello di cui voglio parlarvi oggi è uno dei piatti più semplici e basilari, nonché storici de “I Pupi”. Perché sono convinta che è proprio nella semplicità che un bravo chef dia il meglio di sé. Parlo del risotto che porta il nome del ristorante: un risotto al parmigiano con riduzione di marsala e pangrattato caramellato. La delicatezza dei sapori, nessuno predominante sugli altri, e l’equilibrio tra il dolce e il salato, fanno sì che non possiate pentirvi di aver scelto dalla carta questo piatto anziché un altro (sebbene, potendo scegliere uno dei vari menù degustazione, appaia quanto meno sospetto il motivo per cui dovreste voler scegliere una sola portata… Che problemi avete???). E se già un piatto talmente semplice all’apparenza riesce a farvi provare un attimo di felicità, figuratevi il resto del menù.
Insomma, che crediate o no al mio spirito critico avulso da influenze esterne di amicizia, quello che mi sento di suggerirvi in questo piccolo blog godereccio è di fare una capatina a Bagheria per verificare quanto vi ho detto. Poi, fatemi sapere!
P.S. E ancora non vi ho parlato della spuma al ragusano che fa Tony… Avete presente una piscina in cui nuotare aprendo e chiudendo la bocca? Il sogno della mia vita!

Ristorante I Pupi
Via del Cavaliere 59
Bagheria (PA)
Tel. 091 902579
www.ipupiristorante.it
Chiuso domenica sera e lunedì (estate: lunedì a pranzo e domenica)