Del gotha gastronomico siciliano (e non solo) e di Alice in una Villa Igiea delle meraviglie – Festa de Le Soste di Ulisse 2017

Gli chef mangiano e lo fanno beati e fieri delle loro panze, come noi. Beh, come quelli goderecci di noi. 

Gli chef bevono anche, ridono e ballano. Sì, gli chef si lasciano perfino andare, specie se li incontri “in incognito” in giro per locali e, se hai fortuna, condividi con loro vero caviale di Russia accompagnato da vodka liscia. E scopri che Heinz Beck è alto un metro e poco più e, soprattutto, è umile e semplice, tanto che ti verrebbe da dargli pacchette sulla spalla mentre ti racconta della moglie palermitana e del suo amore per la Sicilia; Sultano quando si infervora ricomincia ad avere l’accento ragusano e Lo Coco non si muove senza la moglie che, a noi femmine romantiche, cose così ci fanno sempre venire il cuore. Cuttaia ti conza la muffoletta col “pisci all’uogliu” che manco a Ballarò e Costa scoppia di caldo friggendo panelle come un qualsiasi panellaro. E il re del mondo Bottura, a dispetto del brizzolato, sembra un ragazzo e quando si incazza – perché il bello di Bottura è proprio che non le manda a dire a nessuno – ti dice che i siciliani hanno rotto con la loro pigrizia e, se non si danno una svegliata, non hanno dove andare. Gli stessi siciliani che accolgono la critica con uno scrosciante applauso e si scambiano tra loro sguardi complici sussurrando “Mih se ha ragione!”, come se si riferisse al loro vicino di casa e loro invece fossero esenti dal rimprovero… 

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Così, mentre giri felice tra i tavoli col calice colmo di vino in mano, piccola Alice nel Paese delle tue meraviglie, indecisa nella scelta tra un piatto di “ricci, ricciola e riccia” e il conetto col maialino nero siciliano affumicato, il soffice di pecorino e la mostarda di cipolle di Giarratana, tra bomboloni ripieni di cavolicelli, ricotta e salsiccia e il kebab eoliano – Ma perché scegliere? Che, non devo assaggiare tutto una volta che sono qui? – ragioni sul fatto che alla fine ‘sti chef famosi sono davvero gente semplice. E così quelli che ti soffermi ad osservare sono quegli altri, i siciliani, gongolanti nella loro mondanità,  con le loro arie da veri intenditori e le loro smorfiette critiche perché, che fa, in fondo non siamo tutti chef e mia nonna non se li sarebbe messi in sacchetta a questi?

Articolo pubblicato su diPalermo il 25 novembre 2016

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