
E finalmente oggi sono andata a lezione da Fotinì! Purtroppo non abbiamo fatto la taramosalata come speravo (quella che ho fatto io, l’altro giorno, mi è venuta troppo limonosa. A prescindere da questo, quella di Fotinì ha una consistenza talmente meravigliosa che confidavo comunque di carpirne il segreto… pazienza!), però ha fatto, anzi, ABBIAMO fatto insieme i suoi commuoventi dolmàdes!

Premessa: quando andavo in quarto ginnasio, il viaggio di istruzione si fece in Grecia. Ogni sera, e dico ogni sera, al nostro rientro in albergo, ci facevano trovare per cena tiropita insapore e una specie di bollito stopposissimo (ed è da allora che non mangio più il bollito). Pure cambiando hotel, perché abbiamo fatto un lungo giro della Grecia, il menù rimaneva misteriosamente lo stesso. Ogni sera! Così, una sera con le mie compagne di classe e una professoressa ci siamo avventurate nel quartiere della Plaka di Atene e ce ne siamo andate a cena in una tipica taverna greca. Fu lì che mangiai per la prima (ed ultima per moltissimo tempo) volta i famosi dolmàdes: una schifezza indicibile! Le foglie sapevano di medicinale e l’interno era acetoso e per nulla identificabile. Capirete bene che, da quel momento, ho deciso che i dolmàdes non erano cosa per me e non mi sono azzardata mai più nemmeno ad assaggiarli, perfino nei migliori ristoranti greci d’Europa. Fino al mio arrivo a Creta. Fidandomi di Francesca (che avevo conosciuto la sera prima…), ho deciso di assaggiare i famosi dolmàdes di Fotinì e… mi si è aperto un mondo! La delicatezza, la scioglievolezza (come cita un famoso spot e mai termine fu più appropriato), la bontà e la goduria in un unico piccolo (perché, tra l’altro, li fa piccolini piccolini) involtino di foglia di vite!

Ovviamente oggi lei andava come un treno e, tempo che io ne finivo uno, ne aveva già fatti tre (vedi video allegato in fondo al post), ma devo dire che anch’io me la sono cavata bene ed ecco il risultato! Non male, eh? Inoltre mi ha insegnato a fare le melanzane papuciakia (non è un nome troooooppo simpatico? E non avete idea di quanto siano buone!), mi ha fatto vedere come si fanno le soupies stifado (seppie stufate) e il briami (una specie di ratatouille). Insomma, io felice! L’unica cosa veramente impegnativa è stata la comunicazione, ma siamo donne! E quindi, lei parlando in greco, io rispondendole in italiano ma, soprattutto, entrambe usando i gesti e la mimica facciale, siamo riuscite a capirci alla perfezione (mi ha perfino raccontato un curtigghio relativo al suo aiuto in cucina… cose di femmine!).

A quel punto potevo io non procurarmi le foglie di vite (in greco ampelofilla)? No. Così, con la scusa di comprare qualcosa da portare a casa, mi sono fatta accompagnare da mio fratello a Mires, la tentacolare Mires! Con i suoi 11.000 abitanti, è di fatto la metropoli della zona. Il tutto si riduce ad una strada lunga che, ad un certo punto, si ingrossa in una specie di slargo (che loro hanno la sfacciataggine di chamare piazza) e che poi torna a restringersi per proseguire, ancora per un po’, come strada. Però a Mires ci sono i supermercati, le banche, le pompe di benzina! Insomma, cose di capriccio!!! Capirete quindi la nostra botta di vita pomeridiana.
(Non dimenticate che noi viviamo nella parte più selvaggia dell’isola. Siamo abituati a strade sterrate come questa e quindi ci basta vedere un po’ di asfalto per sentirci proiettati nella civilizzazione. Figuriamoci un paese.. pardon… una città che, di fatto, è una lunga strada asfaltata!)
Ad ogni modo, data la mia passione per i supermercati ed i negozi di alimentari in genere, io ho veramente apprezzato questa gita. Mi aggiravo per gli scaffali incuriosita, stupendomi per le cose più banali (“Guarda, allora esistono anche qui gli spaghetti n.5!”). Sarei stata capace di comprare l’impossibile se il pensiero del peso della mia valigia non mi avesse fatto desistere.

Comunque, come si suol dire, i nostri eroi, stanchi ma felici, nella luce dorata di uno splendido tramonto cretese, alla fine fecero ritorno a casa (Doria, per l’appunto)!
P.S. Quando i primi giorni vi parlavo del burrone, intendevo questo… Ora capite, vero?
