La descrizione di un attimo

IMG_5750bOggi sono un po’ giù ma, se me ne chiedete il motivo, sinceramente non so cosa rispondere. E dico davvero (messaggio per tutti quelli che ritengono la cosa impossibile e per un mio amico che sostiene che i magoni femminili dipendano sempre e soltanto da qualche uomo).

Sarà perché in questi giorni mi sono ritrovata spesso divisa tra il desiderio di tornare a casa, probabilmente dovuto anche alla stanchezza accumulata, e il rifiuto di lasciare questi luoghi.

Ma come faccio a spiegarvi l’aria che si respira qui, senza cadere in luoghi comuni e in banalità, senza rischiare la superficialità o di impegolarmi in discorsi troppo complessi?

Stanotte pensavo a quanto sia stata fortunata a fare quest’esperienza. Non parlo in termini professionali, quello è facile da descrivere perché si tratta di un’esperienza che mi ha permesso di testare un mestiere molto bello ma che, come ho sempre pensato, non farò mai perché troppo sacrificante (considerate che in un mese, pur avendo la spiaggia a 300 metri, sarò andata a mare, facendo una stima per eccesso, otto volte e sempre per non più di un paio d’ore volte!).

E’ tutto il resto che è incredibile. Il fatto è che la maggior parte di noi solitamente ha un modo di concepire la vacanza totalmente diverso. Se partiamo è per fare un giro culturale o per rilassarci in qualche luogo serviti e riveriti, con ogni comodità a portata di mano. E poi c’è un mondo, e sono davvero tanti, per cui la vacanza è relax mentale. Sono le persone che cercano l’isoletta sperduta e poco frequentata dai turisti, la baita di montagna solitaria, il casale in mezzo a chilometri quadrati di vigne e null’altro intorno…

Io, lo dico onestamente, appartengo alla prima categoria. Ho sempre pensato che il tempo libero fosse da sfruttare per visitare posti nuovi o, raramente per quanto riguarda me, per andarsi a rilassare da qualche parte, intendendo per relax ogni comodità annessa.

Fino ad oggi. Oggi comprendo tutti questi tedeschi, austriaci e francesi, popoli che storicamente posseggono una cultura del viaggio intesa come cura del cammino anziché della meta. Il viaggio è la riscoperta di sé, e la vacanza preziosi momenti da dedicarsi.

Non rido più quando vedo coppie di tutte le età arrancare sotto il sole per strade impervie (oddio, un po’ veramente sì, lo ammetto, ma lo sapete come sono io, no?) perché mi rendo conto che quelle strade sono in realtà delle scorciatoie per la libertà, la più importante: quella mentale.

Così, forse non riuscirò a spiegarvi il senso delle ore passate a guardare l’orizzonte, o a farvi comprendere la felicità nel vedere sbocciare il fiore che tenevi d’occhio da un po’, o a trasmettervi l’emozione di un cielo così stellato da far venire le vertigini, o a farvi percepire la gioia di nuovi incontri, ma mi basta avervi anche solo fatto venire la curiosità, se non addirittura la voglia, di sperimentare nuovi mondi o nuove situazioni.

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