Stanca, stanca, stanca.
Praticamente ho lavorato senza sosta dalle nove di stamattina. E non sono arrivata a fare il baklava neanche oggi, miseria nera! Ma sono pienamente giustificata: ho fatto un fondant au chocolat per il compleanno di Eleytheria, poi i brownies alle noci e, infine, visto che mi avanzavano delle pere, una frolla con nutella e pere (una cosa che io non potrei mangiare mai ma che normalmente piace a tutti). Tutto ciò, OVVIAMENTE, oltre alla preparazione dei vari pranzi e cene.
(Ammetto che il profumo del brownie in forno mi ha fatto venire un po’ di nostalgia della mia “signy”, delle nostre risate e dei nostri “pasticci”… Signyyyyyyyyyyyyyyyyy, manchimi!!!)
Ma torniamo a noi. Ieri sera ci eravamo lasciati sulla strada per Marino… Che fantastica serata! Di quelle che ti rendono totalmente soddisfatta e di cui sei sicura non ti scorderai mai. Impossibile descrivere l’atmosfera ma ci provo ugualmente.
Partiamo dal fatto che, a parte noi tre (io, mio fratello e un’ospite tedesca dell’albergo, un po’ folle ma simpatica) e un gruppo di hippies tedeschi (un giorno scriverò un post sull’argomento “hippie a Creta”), erano tutti greci. Il pubblico andava dai 25 ai 65 anni ed era composto da amici, coppie e perfino famiglie. Il suono del bouzouki somiglia un po’ a quello del nostro mandolino e lo strumento è proprio bello a vedersi. Nella fattispecie era accompagnato da una chitarra classica suonata incessantemente (e con “incessantemente” intendo dalle dieci e mezza, orario del nostro arrivo [ma la festa era già iniziata da un pezzo], alle due, orario del nostro abbandono [e la festa non accennava minimamente a terminare]) da un uomo con una panza immensa che si è alzato solo una volta, giusto per andare in bagno.
La musica era proprio come ve l’aspettereste: un po’ lamentosa/nostalgica/melanconica e un po’ stile sirtaki. In entrambi i casi, quello che ha reso questa serata così bella, è stato il fatto che le persone si andavano alzando spontaneamente per esibirsi nei balli tipici locali.
(Questo spettacolo mi era capitato solo un’altra volta in un localino delizioso e totalmente privo di turisti a Siviglia. Anche lì, gli avventori si alzavano e cominciavano a ballare, solo che in quell’occasione si trattava, naturalmente, di flamenco)
Adesso come allora, io ne ero semplicemente incantata. Adoro queste situazioni totalmente non turistiche, e adoro vedere la gente del luogo esprimersi col linguaggio del corpo nei balli tradizionali.
Qui a Creta, ma penso in tutta la Grecia, uomini e donne si esibiscono per lo più separatamente. Ovviamente mattatrici per eccellenza sono sempre le donne: come accade in tutto il mondo, spalleggiandosi tra amiche, sono state le prime ad alzarsi. In realtà, ora che ci penso, la prima è stata una tedesca figlia (un po’ attempata) dei fiori ma, vuoi perché ballava ad un ritmo tutto suo, vuoi perché era completamente ubriaca, ho pensato di non includerla nel conteggio… Quello che mi ha fatto specie è che, per la struttura del gruppetto, non certo per i passi, sembrava di essere nella Sicilia degli anni 50. Avete presente “La ragazza con la pistola” nella scena del ballo in terrazza (“Non abballo”)? La situazione era rivisitata ma sostanzialmente la stessa. Le donne ballavano tra di loro, nel tipico ballo in cerchio, tenendosi per mano con le braccia alzate. Poi, ogni tanto, si alzava un uomo, le donne andavano a sedersi e lui, con lo sguardo di quello che la sa lunga, iniziava ad esibirsi da solo, mentre altri uomini gli si mettevano intorno incitandolo battendo le mani a tempo di musica. L’uomo in questione, rigorosamente a braccia alzate, iniziava a danzare muovendosi lentamente ad un ritmo per me incomprensibile ma che faceva andare in sollucchero gli astanti.
Aggiungeteci la birra, il raki, gli innumerevoli abbracci di Marino e i sorrisi di Fotini ed il gioco è fatto! Gli saremo sempre grati per averci fatto passare una serata così bella e così autentica.
E adesso, di corsa a fare bobò!