Fra tragedie e magie!

Volevo comunicarvi la triste notizia della prematura (si fa per dire, visto che aveva già 3 anni e mezzo) dipartita del mio amato iPhone. Un terribile incidente ha infatti stroncato la sua vita: trovavasi sulla cassetta dello sciacquone quando, a causa dell’azionamento dello stesso e del conseguente tremolio della suddetta, si tuffava nella tazza al centro di un vortice (per fortuna di acqua pulita). Mentre ero impegnata a gridare “Noooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!” (dovete immaginare la scena al rallenty, con la mia voce che si deforma nei bassi e i muscoli facciali che si vanno posizionando lentamente in una smorfia di orrore), il mio amore mi lanciava, dal centro del buco nero, flash azzurri quali disperate richieste di aiuto. Mi sono lanciata, l’ho afferrato e asciugato alla bell’e meglio (ti piace stare nell’isola sperduta-selvaggia-solitaria-blablabla? E quindi niente phon!) senza smettere mai di parlargli (tipregotipregotiprego). E’ rimasto acceso e mi dava la schermata di stand by. Ciò mi ha dato delle speranze, sicché l’ho messo delicatamente a fare bobò, gli ho mandato un bacino della buonanotte e ho spento la luce. Stamattina, al di là del tasto centrale (che ho sostituito con quello touch), tutto il resto funzionava! Quest’illusione mi è stata concessa per un paio di orette, dopo di ché si è spento per sempre (almeno, così pare)… Adesso è dentro il sacchetto del riso. Leggende metropolitane narrano, infatti, di questo metodo (quasi) infallibile e c’è sempre un cugino di un amico di mio cugino a cui è capitata la stessa cosa e dopo tot giorni il telefono è tornato a vivere. Nella disperazione io mi attacco a tutto, sappiatelo! Così, l’ho condito col riso e adesso aspetto un paio di giorni.
Quello che più mi dispiace è di non potere pubblicare le mie fotine qui sul blog. Per esempio stasera almeno una ci stava tutta: miracolosamente avevo a cena solo tre ospiti (li amo quando decidono di andare a mangiare fuori e, d’altronde, io non ceno mai in albergo quando sono in viaggio. Il bello di scoprire nuovi posti non è anche condividerne la cucina?), quindi alle dieci meno venti avevo già tolto il grembiule. Mi sono seduta sul dondolo, già proiettata verso la produzione di un post disperato, quando ho alzato gli occhi e lo spettacolo della luna calante e del suo riflesso sul mare calmo mi hanno catturato completamente. Sono rimasta lì ad assaporarmi (avete notato come il mondo gastronomico ci regali sempre termini appropriati per le circostanze più belle?) questa emozione come se la vivessi per la prima volta (e, in realtà, ogni volta ho sempre questa sensazione) e tutto il resto è passato in secondo piano.
Quando parlo di magia di questo luogo, intendo proprio questo: riuscire a riappropriarsi delle cose che contano davvero, facendo passare in secondo piano quello che, nel mondo “civile”, sarebbe una tragedia.

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