Eccoci dunque alla prova del fuoco: oggi è finita la cheesecake (tsè) di Casa Doria e bisognava preparare quella nuova. Il mio tsè era dovuto alla definizione (loro) di cheesecake relativa ad una torta con una base molliccia ed un “ripieno” che non ti da molte alternative: o mangi o respiri. Morale della favola, ho dato la mia prima lezione di siciliano: a cuacina…
Insomma, cercando di non essere troppo presuntuosa e, perdonatemi ma, nel caso specifico, me lo potrei davvero permettere, ho proposto di fare la mia ricetta.
Sono entrata in cucina “attipo” cowboy che entra nel saloon sapendo il fatto suo, guardando a sinistra e a destra con aria di sfida e ammiccando agli utensili di cui avrei fatto uso.
Peccato che non avevo fatto i conti con gli ingredienti… Partendo dagli pseudo frollini travestiti da biscotti secchi, proseguendo con le uova dal tuorlo più arancione di un tramonto infuocato, terminando con la colla di pesce sottoforma di veri e propri foglietti di plastica che, dopo una buona mezzora ammollo nell’acqua, per poco mi si spezzavano in mano (altro che strizzarli!). Alla fine, ho ottenuto un composto ovviamente aranciato, molto liquido e pieno di bolle (non chiedetemelo… non lo so perché!). Ma se c’è una cosa che si impara in cucina è a non desistere mai, qualsiasi cosa succeda (vedi mio post passato sulla brioche), quindi fischiettando come se nulla fosse, ho proceduto e l’ho messa in frigo non senza prima farle mille raccomandazioni (“commare, vedi di non farmi fare malefigure con questi polentoni, ah! Facciamo vedere loro come sono le donne del sudddd!”).
Il risultato lo potete vedere da voi: sembra normale, no? Ve lo saprò dire domani perché, a tutt’oggi, contravvenendo alle regole di ogni buon chef, non l’ho assaggiata mentre la facevo (lo so, sono una vigliacca). Quindi domani farò la parte della generosa, la offrirò alla chef uscente e, se sopravvive, la proverò e vi saprò dire!
Apro e chiudo una parentesi. Metto in frigo la cheesecake ed esco in sala. Vedo Alessandro (il marito di Isabella) e gli dico: “Ale, come promesso, ti ho fatto la cheesecake” e lui: “Beh? Dov’è?” e io “In frigo! Non sarà pronta prima di tre ore.”
Al ché lui mi dice (sentite un po’): “Tre ore??? Ma scusa, perché non la metti nell’ABBATTITORE?”.
Da buon milanese, non poteva comprendere che le cose abbiano bisogno del loro tempo, che la mia cheesecake avesse bisogno di abituarsi lentamente alle temperature più fredde e che, come gli esseri umani, fosse fondamentale che facesse l’esperienza di ogni fase della propria vita.
Poi dice che le differenze tra gente del nord e gente del sud sono luoghi comuni… Mmmmuah!
