Riprendo in mano questo blog (dopo “solo” tre anni… Dai, come fate!) perché l’esperienza in cui mi sono lanciata lo richiede. Che dico “lo richiede”… lo esige!!!
Sono una folle. Insomma, nel caso finora non fosse stato molto chiaro, io lo ammetto serenamente. E i miei amici lo sanno. Sicché, non è che mi abbia stupito molto che la mia amica Mariangela mi proponesse di andare a fare la chef per un paio di mesi in un piccolo albergo italiano a Creta, e nemmeno che io ci pensassi realmente su. Quello che mi ha fatto prendere atto della mia condizione (una volta di più) è stato il fatto che adesso stia scrivendo da lì!
Partita col mio fratellone, dopo un viaggio della speranza (volo da Palermo per Roma all’alba con coincidenza per Heraklion dopo appena 9 ore, seguiti da un’ora e mezza di jeep tra strade impervie in notturna), approdo in questo luogo ameno (ma quanto fa “scrittore/poeta” questo aggettivo?!?). Veniamo accolti in un terrazzino porticato (a seguito chiamato “pensatoio”) a colpi di raki. Quale inizio migliore?
Ieri mattina incominciamo l’affiancamento, sotto la guida della meravigliosa Isabella. Solo la mia cioccosignora (sapevate che adesso faccio la pasticciera in una AMENA 😀 cioccolateria della mia città? Certo che no, ho appena finito di dire che non scrivo da tre anni!) può sapere quanto sia stordita i primi giorni di affiancamento. Al livello che chiedo conferma anche sul come versare l’acqua in un bicchiere… Quindi lodi alla pazienza (condita da un bel po’ di sana incoscienza) di Isa!
Comunque, la mia prima giornata cretese è trascorsa tra risate, cucina e mare, e terminata – che ve lo dico a fare? – con il buon vecchio raki. Il mio unico vero apporto al pranzo si è limitato ad un semplicissimo “pane cunzato”, in una specie di gemellaggio italoturco spontaneo (d’altra parte, come diceva il pope in Mediterraneo, “Italiani, greci: una faccia una razza”…). Certo, non avevo a disposizione il nostro saporitissimo caciocavallo ma, tra pecorino locale e feta, direi che l’esperimento abbia riscosso un buon successo!
P.S. Per i curiosi, l’albergo si chiama Casa Doria e lo trovate in rete.
