Missione soufflé

Vorrei sfatare un mito: non è vero che in vacanza si abbia più tempo.
O, meglio, in teoria (ed anche in pratica) è proprio così, ma alla fine ci si perde dietro a tanti e tali “cazzeggi” che si rimane intrappolati nelle futilità.
Io mi ero ripromessa di cucinare ogni giorno delle vacanze natalizie e invece… A ben pensarci, non si tratta neanche di questo perché altroché se ho cucinato! Solo che ti ritrovi costretta a cucinare per “dovere”: e organizza la cena della vigilia di Natale, e prepara il pranzo per il giorno di Natale, e cucina per la cena di Santo Stefano, e pensa al cenone di Capodanno, e inventati il brunch del primo dell’anno (perché come si fa a proporre un pranzo a persone che, con ogni probabilità, sono andate a dormire, bene che vada, alle 4 del mattino?). E poi, come non approfittare del fatto che in città ci siano tutti i tuoi amici che vivono fuori e del tempo libero di quelli che invece, continuano sì a stare in città, ma non vedi mai perché troppo impegnati nel lavoro? E allora vai con tè, aperitivi, merende, colazioni, e chi più ne ha più ne metta! E anche quando riesci a tirartene fuori, anche quando riesci a scampare la “cucinata”, ecco che comunque vieni avviluppato da cene con ex compagni delle elementari e degustazioni di vario genere (alle quali non rinuncerei mai, seppure rotolante).
Così diciamo che la voglia di sperimentare “per gioco” ti viene un po’ meno. A ciò aggiungici che magari quel giorno ti secca scrivere, e quell’altro non sei ispirata, e quell’altro ancora vorresti spaccare il mondo per il nervosismo, e il gioco è fatto: ecco spiegato perché in questo blog si salti dal 14 dicembre (“allora auguri di buone feste!” e “che mi regali per Natale?”) ad oggi (“auguri di buon anno!”… “ancora???”).
In realtà, per essere davvero onesta, c’è stato anche un tentativo di produzione di panettone casalingo… E qui ci sta un bel mea culpa grosso così: dopo aver scartabellato libri su libri di ricette, consultato internet, scomodato amici pseudo-milanesi o con parenti milanesi, ho optato per la “soluzione veloce”.
Già vedevo il titolo del post: il panettone per pigri!
Ma forse ho accorciato un po’ troppo i tempi… Morale della favola: è venuto fuori un panettone perfetto a vedersi (un po’ “nano” per la verità ma la bellezza sta nei difetti, no?), dall’odore inconfondibile di panettone e, giuro, anche dal sapore identico a quello del panettone! Solo… c’era qualche problemino al momento del deglutire. Mia madre mi diceva : “E’ un po’ duro però è buono” e poi, cianotica in viso, per poco non mi toccava farle la manovra di Heimlich!
Insomma, ammetto che per la depressione ho preso una pausa di riflessione: era questo il modo che avevo scelto per liberarmi dei miei genitori? Decisamente no, sebbene nessuno avrebbe sospettato della volontarietà del fine… E poi, diciamoci la verità, io non mi voglio liberare di loro!

E dunque eccoci ad oggi (o meglio all’altro ieri).
Ricetta sperimentata: soufflé al formaggio.

Ok, la foto non è il massimo ma intanto vi assicura che l’esperimento è perfettamente riuscito e cioè che è gonfiato! E questo nonostante i boicottamenti… Mi spiego. Anche in questo caso ho gironzolato un po’ nel mondo delle ricette per cercare quella che mi ispirasse di più. Alla fine sono approdata ad un famoso blog (che non citerò perché non è la prima volta che mi tradisce ed inizio a sospettare che lo faccia un poco apposta) e ho deciso di adottare la sua ricetta. Procedo attenendomi rigorosamente alle indicazioni riportate, quand’ecco che arrivo al punto di infornare… Forno a 160° per 35 minuti? Ma non sarà troppo basso? Boh, se dice così… E chiaramente, dopo i 35 minuti, apro il forno e, oplà, crudo! Fortunatamente non mi faccio abbattere mai e così l’ho prontamente ri-infilato nel forno con una bella pacchetta sulla spalla: devi ancora crescere, caro mio! Dopo altri 30 minuti (e dopo aver alzato la temperatura a 180°), ho aperto e… il risultato era soufflé!
Gusto delizioso!

Ed io che avevo avuto il dubbio che la colpa fosse mia e di un’eventuale mia carenza affettiva…

Perché, come dice il barone St. Fontanel a Sabrina, dinnanzi al suo fallimento di soufflé: “Una donna innamorata lo brucia il soufflé! Una donna infelice si dimentica di accendere il forno…”

P.S. Per la cronaca, dopo averlo assaggiato e prima che si sgonfiasse, l’ho rimesso in forno per un altro quarto d’ora (sperimentazioni…) e il risultato è stato ancora più “mongolfieroso”! Altro che 35 minuti a 160°… Tsè!

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